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15 June 2015

Tfr: il coefficiente di rivalutazione di maggio 2015

L’Istat ha comunicato il coefficiente di maggio per la rivalutazione del Tfr: per rivalutare le quote di Trattamento di fine rapporto accantonate al 31 dicembre 2014 occorre applicare il tasso 0,765187.

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15 May 2015

Ferie non godute del 2013 obbligo contributivo

Anche qust'anno, entro il prossimo 30 giugno 2015 i datori di lavoro devono concedere ai lavoratori dipendenti l’effettiva fruizione dei periodi di ferie maturati nel 2013 e non ancora goduti nei diciotto mesi successivi. L’azienda dovrà, entro il 20 agosto, versare la relativa contribuzione.sulla retribuzione corrispondente all’eventuale residuo.

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11 May 2015

L'ASSENZA DEL LAVORATORE PER MALATTIA COMPORTA LA PROROGA DELLA DURATA DEL PERIODO DI PROVA

L'ASSENZA DEL LAVORATORE PER MALATTIA COMPORTA LA PROROGA DELLA DURATA DEL PERIODO DI PROVA

Cassazione Sezione Lavoro n. 21698 del 10 ottobre 2006

Debbono essere ricompresi nel periodo utile ai fini del superamento della prova anche quei giorni in cui la prestazione non è stata effettuata perché non prevista dall'articolazione del normale svolgimento del lavoro, quelli, cioè, in cui il lavoratore era legittimamente assente per festività, turni di riposo, fruizione di ferie, e eventi similari, prevedibili, e previsti, al momento della determinazione della durata della prova. Questo non esclude, però, che il periodo di prova debba essere soggetto ad interruzioni, per eventi, che, pur determinando la legittima astensione del lavoratore dalla prestazione, non siano previsti, né prevedibili, al momento della fissazione della durata della prova e non rientrano nella fisiologia del normale svolgimento del rapporto. Tra questi eventi rientra, in particolare, l'assenza per malattia. Non va dimenticato, in proposito, che entrambe le parti hanno reciprocamente il diritto di espletare la prova e l'obbligo di sottoporsi ad essa, e che l'interruzione dell'effettiva attività di lavoro per un periodo non previsto, specie se di non breve durata, impedisce il pieno espletamento del periodo di prova. Quest'ultimo pertanto deve necessariamente essere prorogato per consentire l'effettiva attuazione dell'esperimento. Anche la malattia, specie se prolungata, rientra tra gli eventi che comportano il prolungamento del periodo di esperimento.

Né questa soluzione comporta un'alterazione dell'equilibrio originario delle posizioni delle parti. In linea di principio, il prolungamento del periodo di prova ha effetto reciprocamente sia a favore che a sfavore tanto del lavoratore che del datore di lavoro. In particolare il prestatore avrà modo di espletare fino a fondo l'esperimento e di dare prova così pienamente delle proprie capacità, mentre il datore avrà tutto il tempo necessario per verificare queste capacità ed entrambe le parti avranno la possibilità di decidere se proseguire il rapporto rendendolo a tempo indeterminato, o, invece, interromperlo. In concreto il prolungamento potrà risultare favorevole, o meno, a ciascuna delle parti, ma questo avverrà secondo le circostanze di fatto.

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07 April 2015

Tempo determinato in edilizia e start-up

Con la nota del 1° settembre 2014, il Ministero del Lavoro chiarisce che anche per le imprese di nuova costituzione edili sarà considerato il numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell'assunzione del primo lavoratore a termine. 
 
In tal modo anche per le imprese di costruzioni è prevista l'esenzione dal limite introdotto dal Decreto 34/2014 per la stipula di contratti a tempo determinato in virtù della start up.
 
L'eccezione è prevista dalla circolare del ministero del Lavoro n. 18 del 30 luglio 2014, secondo cui le start up possono fare riferimento ad un momento diverso rispetto a quello del primo gennaio dell'anno previsto per legge per l'assunzione di lavoratori a termine, cioè a quello della stipula del contratto a tempo determinato.
 
Il settore edile potrà accedere a un'interpretazione più favorevole per la sottoscrizione di contratti a tempo determinato, anche nel silenzio del Contratto nazionale del settore, pur in osservanza dei diversi limiti numerici individuati dal Ccnl.
 
Il ricorso ai contratti a termine non può superare, mediamente nell'anno, cumulativamente con i contratti di somministrazione a tempo determinato, il 25%.
 
Si applica integralmente la disciplina contrattuale già a partire dall'anno successivo a quello di avvio della nuova realtà imprenditoriale.
 

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18 June 2015

controllo ispettivo sugli sgravi contributivi

Controllo ispettivo sugli sgravi contributivi

Il ministero del lavoro, infatti, ha dato il via libera a un’azione ispettiva specifica finalizzata a identificare casi di precostituzione delle condizioni per beneficiare dell’esonero contributivo triennale.

Gli artifi ci per fruire del bonus. Il ministero spiega di aver ricevuto da parte di alcune direzioni territoriali del lavoro apposite segnalazioni di comportamenti elusivi messi in atto dalle imprese, al fine della precostituzione artificiosa delle condizioni per poter godere del predetto benefi cio dell’esonero contributivo triennale. In particolare, le segnalazioni riguardano casi di imprese committenti che hanno disdettato contratti di appalto che interessano numerosi lavoratori i quali, trascorso un periodo di almeno sei mesi in cui continuano a prestare la stessa attività attraverso il ricorso a un contratto di somministrazione, vengono poi assunti a tempo indeterminato da una terza impresa appaltatrice, talvolta costituita appositamente, che può
così godere del bonus assunzione e garantire al committente notevoli risparmi. Tale modo di operare, spiega il ministero, «evidenzia però una condotta elusiva che viola nella sostanza i principi contenuti nella stessa legge n. 190/2014 che è fi nalizzata a «promuovere forme di occupazione stabile». E, peraltro, la fattispecie rappresenta soltanto un esempio dei comportamenti riscontrati sul territorio, apparentemente in contrasto con la disciplina dell’esonero contributivo triennale.
Ispezione ad hoc. Al fine di contrastare questi comportamenti elusivi, il ministero ha disposto l’effettuazione di «specifi che azioni ispettive», anche sulla base di intese con le sedi territoriali dell’Inps, che provvederanno a mettere a disposizione ogni informazione sulla fruizione dei
benefi ci contributi. Infine, il ministero invita gli uffici territoriali destinatari della circolare a fornire ogni utile informazione, sia al fi ne di attivare degli specifi ci monitoraggi, sia a fi ne di attivare ulteriori e più mirate iniziative di vigilanza.

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16 May 2015

Aumento addizionali regionali all'irpef

Aumento addizionali regionali all'irpef 

Addizionale regionale all'iperf la maggiorazione del 0,30% per deficit sanitario si applica a tutti gli scaglioni, senza esenzioni: i chiarimenti del Dipartimento delle Finanze.

Aumentano per tutti le addizionali regionali all’IRPEF, nessuno escluso: le maggiorazioni delle aliquote previste dagli automatismi fiscali (art. 6, comma 7, del D.lgs. 6 maggio 2011, n. 68) si applica su tutti gli scaglioni di reddito: per la Regione sottoposta al Piano di rientro dal deficit sanitario, l’incremento è pari al +0,30% dell’aliquota vigente. A precisarlo è stato il Dipartimento delle Finanze con la risoluzione n. 5/DF/2015 a fronte dei dubbi emersi in merito all’interpretazione delle disposizioni contenute nell’art. 6 del Dlgs 6 maggio 2011, n. 68, che disciplina le addizionali regionali all’IRPEF.

Più in particolare a destare perplessità era l’apparente conflitto tra i commi 3 e 10 dell’articolo 6. Il comma il comma 3 dell’art. 6 prevede che:

«La maggiorazione oltre i 0,5 punti percentuali non trova applicazione sui redditi ricadenti nel primo scaglione di cui all’articolo 11 del Testo Unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del presidente della repubblica 22 dicembre 1986, n. 917».

Il comma 10 dell’art. 6, prevede che:

«Restano fermi gli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel settore sanitario nei casi di squilibrio economico, nonché le disposizioni in materia di applicazione di incrementi delle aliquote fiscali per le regioni sottoposte ai piani di rientro dai deficit sanitari».

Il punto è che per le Regioni sottoposte ai Piani di rientro dai deficit sanitari che non abbiano raggiunto gli obiettivi fissati dal Piano da loro proposto, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario, entra in gioco la disposizione dall’art. 2, comma 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 in base alla quale questa situazione comporta

“L’incremento nelle misure fisse di 0,15 punti percentuali dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive e di 0,30 punti percentuali dell’addizionale all’IRPEF rispetto al livello delle aliquote vigenti”.

Il Dipartimento delle Finanze chiarisce ora che tale incremento deve essere applicato necessariamente su tutti gli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli stabiliti per l’IRPEF, senza possibilità di esonero dalla maggiorazione per i redditi fino a 15.000 euro.

Dunque nel caso in questione non trova applicazione il sopracitato comma 3 dell’art. 6, del D.Lgs. n. 68 del 2011, ma il successivo comma 10 dello stesso articolo. Il venire meno di ogni discrezionalità della Regione deriva dal fatto che la finalità della disposizione è quella di garantire la copertura dei disavanzi di gestione nel settore sanitario, anche attraverso l’applicazione automatica sia delle maggiorazioni di imposta che degli incrementi di aliquota.

 

 

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30 April 2015

Licenziato il dipendente per utilizzo improprio del permesso per assistenza disabili

Licenziato il dipendente per utilizzo improprio del permesso per assistenza disabili

La Corte di Cassazione ha statuito la piena legittimità del licenziamento disciplinare nei confronti del dipendente che usufruisce del permesso "104" non per assistere il genitore ma per andare a ballare, a nulla rilevando il tipo di assistenza da fornire al disabile.

La Suprema Corte, con la Sentenza n. 8784 del 30 aprile 2015, ha chiarito che tale comportamento implica un disvalore sociale, dal momento che il lavoratore ha goduto di permessi per l'assistenza di persone con handicap per soddisfare proprie esigenze personali, scaricando il costo delle stesse sull'intera collettività, compromettendo altresì il vincolo fiduciario con il datore costretto ad organizzare diversamente il lavoro in azienda.

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12 March 2015

Gestione separata e liberi professionisti

L’art. 10-bis del decreto legge 31 dicembre 2014, n. 142, - cd Milleproroghe –  convertito dalla legge 27 febbraio 2015 n. 11, pubblicata sulla GU n. 49 del 28 febbraio 2015, ha sostituito il primo periodo dell’art. 1, comma 744, della legge 147/2013 e variato quanto già previsto dall’art. 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247.

Conseguentemente ai lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge n. 335/95, per l’anno 2014 e 2015 si applica l’aliquota contributiva del 27%, per l’anno 2016 si applica l’aliquota contributiva del 28% e per l’anno 2017 del 29%.

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08 January 2015

Assunzioni in sospeso aspettando il decreto del nuovo contratto Jobs act

Sostiene il governo che gli strumenti per combattere la disoccupazione record, in particolare quella giovanile, sono stati messi in campo e che bisogna avere solo un po’ di pazienza e questi produrranno effetti. Purtroppo, però, tali strumenti sono in ritardo e nell’attesa le aziende rinviano anche le assunzioni già programmate. Abbiamo approvato il Jobs act, dicono il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Ma, a essere precisi, è stata approvata la legge delega, che prevede almeno 5 decreti di attuazione, di cui solo due hanno fatto il primo dei due passaggi richiesti in Consiglio dei ministri, il 24 dicembre. Sono trascorse due settimane ma nessuno dei due schemi di decreto legislativo è stato ancora
trasmesso alle commissioni parlamentari. Né quello sul contratto a tutele crescenti né quello sugli ammortizzatori sociali che fu approvato il 24 «salvo intese», cioè con una serie di aspetti da verificare e che guarda caso è all’esame della Ragioneria generale dello Stato per il controllo delle coperture. Quando i due schemi arriveranno in Parlamento, le commissioni di Camera e
Senato avranno al massimo 30 giorni per il parere non vincolante, poi i provvedimenti saranno approvati definitivamente dal Consiglio dei ministri e, una volta pubblicati in Gazzetta Ufficiale, entreranno in vigore il giorno successivo. Il contratto a tutele crescenti, insomma, dovrebbe scattare verso la metà di febbraio; incentivando l’occupazione, dice il governo. Non solo perché esso consentirà di licenziare più facilmente i nuovi assunti, ma soprattutto perché le aziende beneficeranno per ogni lavoratore assunto entro il 31 dicembre 2015 col contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti di uno sgravio contributivo totale per tre anni, con un risparmio fino a 8.060 euro l’anno. Fino a quando il combinato disposto fra contratto a tutele crescenti, con i suoi vantaggi normativi, e i consistenti sgravi contributivi non sarà operativo, il mercato delle assunzioni resterà in standby. La situazione dovrebbe sbloccarsi da marzo, sempreché le modalità operative di fruizione degli sgravi siano messe a disposizione subito dall’Inps. Ma all’inizio, più che occupazione aggiuntiva, si avrà un effetto sostituzione: le imprese cominceranno cioè a trasformare i contratti a termine in contratti a tutele crescenti per alleggerire così il costo del lavoro. Se questo fenomeno dilagherà, i 2 miliardi stanziati per il 2015 per la decontribuzione non basteranno e il governo dovrà correre ai ripari. Insomma, quest’anno il contratto a tutele crescenti servirà a ridurre le assunzioni con i contratti a termine e con le altre forme di flessibilità che, solo per il 2015, risulteranno meno convenienti. Mentre per vedere l’aumento dei posti di lavoro bisognerà aspettare la sola cosa che conta: la ripresa dell’economia. Come dicono gli imprenditori, un’azienda assume in più solo se ha ordini da soddisfare. Lo stesso governo, del resto, prevede per il 2015 un’occupazione praticamente stabile (+0,1%) per salire a un + 0,5% nel 2016, se il Prodotto interno lordo aumenterà dell’1%.

Fonte: Corriere della Sera

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02 January 2015

MISE: incentivi per le società cooperative di piccola e media dimensione

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 2 del 3 gennaio 2015, il Decreto 4 dicembre 2014 web che istituisce un nuovo regime di aiuto finalizzato a promuovere la nascita e lo sviluppo di società cooperative di piccola e media dimensione.

Possono beneficiare delle agevolazioni le società cooperative:

a) regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese;

b) che si trovano nel pieno e libero esercizio dei propri diritti e che non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali.

Non sono ammesse alle agevolazioni le società cooperative:

a) che abbiano ricevuto e non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea;

b) che siano state destinatarie di provvedimenti di revoca, parziale o totale, di agevolazioni concesse dal Ministero e che non abbiano restituito le agevolazioni per le quali e’ stata disposta la restituzione;

c) qualificabili come “imprese in difficolta'” ai sensi di quanto stabilito dal Regolamento di esenzione;

d) operanti nel settore della pesca e dell’acquacoltura, ai sensi di quanto stabilito dal Regolamento (UE) n. 1379/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, recante modifica ai Regolamenti (CE) n. 1184/2006 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga il Regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio;

e) operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli di cui all’allegato I del TFUE;

f) operanti nel settore carboniero, relativamente agli aiuti per agevolare la chiusura di miniere di carbone non competitive, di cui alla decisione 2010/787/UE del Consiglio.

g) qualora l’aiuto sia diretto al finanziamento di attivita’ connesse all’esportazione verso paesi terzi o Stati membri, ossia per programmi d’impresa direttamente collegati ai quantitativi esportati, alla costituzione e gestione di una rete di distribuzione o ad altre spese correnti connesse con l’attivita’ d’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione.

Fonte: DottrinaLavoro.it

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13 January 2015

Conversione a tempo indeterminato: come applicare gli interessi

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 25 del 7 gennaio 2015, ha chiarito quale è la corretta disciplina degli interessi che deve versare il datore di lavoro in caso di conversione del rapporto di lavoro alla luce del Collegato Lavoro del 2010. Più in particolare il datore di lavoro, condannato alla conversione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, dovrà versare al prestatore le somme riconosciute a titolo di interessi a partire dalla data della sentenza con cui viene disposta la conversione del rapporto.

La decisione della Cassazione deriva dalla considerazione che la somma riconosciuta al lavoratore a titolo di indennitàrappresenta un forfait a titolo di credito da lavoro. Si tratta dell’indennità prevista dall’art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010, omnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto. In una precedente sentenza (la n. 21001/2014) la stessa Corte di Cassazione aveva precisato che:

“L’indennità prevista dall’art. 32 legge n. 183/10 trova applicazione ogni qual volta vi sia un contratto a tempo determinato per il quale operi la conversione in contratto a tempo indeterminato e, dunque, anche in caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore che abbia chiesto ed ottenuto dal giudice l’accertamento della nullità di un contratto di somministrazione lavoro convertito – ai sensi dell’ultimo co. dell’art. 27 d.lgs. n. 276/03 – in un contratto a tempo indeterminato tra lavoratore e utilizzatore della prestazione”.

Fonte: PMI.it

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17 March 2015

Comunicazione annuale lavori usuranti

Entro il 31 marzo 2015 i datori di lavoro sono tenuti ad inviare la comunicazione annuale relativa alle lavorazioni usuranti.

In particolare, attraverso la comunicazione annuale è possibile fornire le informazioni riferite alle seguenti lavorazioni usuranti:

  • Lavori particolarmente usuranti (indicati all’articolo 2 del decreto 19 maggio 1999 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale);
  • Lavori notturni (articolo 1 del decreto legislativo n. 66/2003);
  • Lavorazioni svolte da addetti alla cosiddetta “linea catena” (articolo 1, comma 1, lettera c) del decreto legislativo n. 67/2011);
  • Conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo (articolo 1, comma 1, lettera d) del decreto legislativo n. 67/2011).

Per poter effettuare le varie comunicazioni occorre, se al riguardo non si è già provveduto, accreditarsi al sistema e quindi compilare online il modello LAV_US.

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19 January 2015

Licenziamento legittimo all'esito della prova anche con mansioni sono superiori

La Corte di Cassazione, con la sentenza 665 del 16 gennaio 2015 ha sancito legittimo il licenziamento del dipendente che, adibito a mansioni superiori rispetto a quelle dell'assunzione, non ha superato la prova. Sarà sufficiente che i motivi del licenziamento non si riferiscano alle funzioni previste dalla mansione superiore.

Fonte: Corte di Cassazione

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14 January 2015

INAIL ha fissato il tasso di interesse per la rateizzazione del premio

L'Inail ha reso noto che il Ministero delle Entrate e delle Finanze hanno definito nella misura del 1,35% il tasso medio di interesse dei titoli di stato per il 2014. Quindi, il tasso di interesse da applicare alla seconda, terza e quarta rata del premio relativo all'autoliquidazione 2014/2015 sarà del 1,35% annuo.

Fonte: Services & Consulting

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02 January 2015

INPS: domande di riconoscimento dello svolgimento di lavori usuranti entro il 1┬░ marzo 2015

L’Inps, con il messaggio n. 9963 del 30 dicembre 2014 pdf_icon, fornisce le istruzioni per la presentazione, entro il 1° marzo 2015, delle domande di riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti, con riferimento ai soggetti che perfezionano i prescritti requisiti nell’anno 2015.

La domanda, intesa ad ottenere il riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti, può essere presentata anche da lavoratori dipendenti delle Gestioni dipendenti privati e pubblici e che hanno svolto detti lavori e che raggiungono il diritto alla pensione di anzianità con il cumulo della contribuzione versata in una delle Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi secondo le regole previste per dette Gestioni Speciali.

Lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti; lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”; conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.

 

Le categorie di lavoratori destinatari del beneficio in parola, che maturano i requisiti nel 2015, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 61 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 62 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,3.

Lavoratori notturni

   Lavoratori a turni

 
1) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI PARI O SUPERIORE A 78 ALL’ANNO

Per detta categoria di lavoratori sono richiesti i requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti.
2) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI DA 64 A 71 ALL’ANNO

I lavoratori appartenenti a tale categoria, che maturano i requisiti nel 2015, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 63 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 64 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 100,3.

 
3) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI DA 72 A 77 ALL’ANNO

I lavoratori appartenenti a tale categoria, che maturano i requisiti nel 2015, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 62 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 63 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,3.

 

  Lavoratori notturni che prestano attività per periodi di durata pari all’intero anno lavorativo

Per tale tipologia di lavoratori sono richiesti i requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti, di cui al punto 2.1.

 

Precisazioni relative ai lavoratori notturni

Il comma 7 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 67 del 2011 prevede che, per i lavoratori che prestano attività per un numero di giorni lavorativi all’anno sia da 64 a 71, sia da 72 a 77, si applica il beneficio previsto per l’attività svolta per il periodo di tempo più lungo nell’ambito del periodo dei 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa.

 

Il medesimo comma 7 disciplina, altresì, i casi in cui il lavoratore notturno, che presta attività in turni per un numero di giorni inferiori a 78 l’anno, abbia svolto anche una o più delle seguenti attività:

  • lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti;
  • lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”;
  • conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo;
  • lavoratori che svolgono attività notturna per un numero di giorni all’anno pari o superiore a  78;
  • lavoratori notturni che prestano attività per almeno tre ore nell’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino per periodi di durata pari  all’intero anno lavorativo.

In quest’ultimo caso si applica il beneficio previsto per i lavoratori che abbiano prestato attività in turni inferiori a 78 giorni l’anno solo se, prendendo in considerazione il periodo complessivo in cui sono state svolte le predette attività, il lavoro da turnista con meno di 78 notti sia stato svolto per un periodo superiore alla metà.

Fonte: DottrinaLavoro.it

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